Love is in the air?

Che bello, oggi è San Valentino. Ora vomito. Non so se quest’anno, avendo più astio del solito per questa festività, ho la sensazione di essere ancora più bombardata da auguri foto idee regalo promozioni per coppie felici e cornute et cetera et cetera. Comunque, l’unico collegamento che vorrei fare tra San Valentino e questo post è in realtà la mostra che ho visitato ieri, presso il Chiostro del Bramante di Roma. Titolo che già preannuncia la banalità e l’inutilità di una mostra che non vuole dire assolutamente NULLA di interessante: “LOVE. L’arte contemporanea incontra l’amore.

Quando annunciarono la programmazione di una mostra di arte contemporanea mi ero sentita felicissima, eccitata, contenta di vedere un po’ di interesse rivolto verso artisti degli ultimi decenni in un luogo molto visitato e di rilevanza nel panorama espositivo ‘blockbuster’ di Roma. Avrei dovuto pensarci meglio. Ormai temo i curatori del Chiostro come la morte. Quale stronzata interattiva inventeranno per la prossima mostra? In quale altro modo banalizzeranno l’arte esposta? (Sono cattiva, lo so, ma mi hanno incattivita.)

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Yayoi Kusama, All the Eternal Love I Have for the Pumpkins. 2016.

 

Devo dire che, già dopo la mostra di Escher aperta al pubblico tra fine 2014 e inizio 2015, ho cominciato a nutrire un certo astio e terrore per i modi di fare del Chiostro del Bramante. La cosa che non riesco proprio a sopportare è l’eccesso di interazione con i visitatori – che detta così, sembra una cazzata uscita dalla bocca di un matusa. Faccio riferimento all’ossessione dei curatori per l’elemento ‘social’: scatta foto, fatti un selfie, condividi condividi condividi #grazieperlapubblicitàgratuita

È un trend ormai esteso negli spazi espositivi, c’è poco da combattere. Anche a Londra ho visto cose del genere in diverse occasioni ma, buon dio, c’è modo e modo di fare le cose. Ad esempio, per la mostra di Hopper presso il Vittoriano, la scelta è stata quella di proporre due progetti interattivi alla fine del percorso espositivo. Per la serie, se volete divertirvi bene, altrimenti tirate dritto per l’uscita (pardon, per il bookshop; we still want your money).

Insomma la mostra LOVE è stata un disastro. Non so se gli artisti partecipanti si siano resi conto del genere di allestimento e delle scelte curatoriali fatte. Le opere in sé erano abbastanza interessanti; in particolare mi è piaciuto moltissimo il video “Love” di Tracey Moffatt (vedi trailer qui sotto) e non si può negare la riuscita dell’installazione “All the Eternal Love I have for the Pumpkins” di Yayoi Kusama. In quel caso non ho resistito neanch’io a fare un paio di foto (vedi sopra).

Tracey Moffatt LOVE Trailer from Napier School of Computing on Vimeo.

Però ecco, in generale, mi è sembrato che la mostra puntasse più a far interagire gli spettatori che ad esibire importanti opere d’arte. Per carità, non che si debba trattare tutte le opere come elementi sacri e intoccabili, ma ripeto, c’è modo e modo di fare le cose. Anche i testi erano poverissimi di informazioni, e completamente privi di riflessioni accattivanti. Per non parlare delle audioguide. AIUTO! A inizio percorso viene data la possibilità di scegliere tra cinque voci narranti: Amy (Winehouse), David (Bowie), Coco (Chanel), un certo John non meglio identificato, e Lilly (e il Vagabondo? WTF?). Io ho scelto David senza troppi dubbi, ma dopo un paio di brani ho cominciato a sentire la sua anima rivoltarsi nella tomba. Una cosa tremenda. Audioguide ancora più inutili e banali del solito.

Insomma, per quanto mi riguarda, un fallimento totale. Continuo a lasciare recensioni negative a fine mostra ma nessuno sembra d’accordo con me, a quanto pare.

#provateapensareaqualcosadidavverocontemporaneo #bastaparchigiochi #thinkaboutartfirstplease #chiostrodelusione

Concludo con una bella immagine di Roma, che è sempre casa, è sempre nel cuore, è sempre la città più bella del mondo.

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